A TESTA ALTA VERSO IL FUTURO; superare se stessi e le barriere della società

Sono il primo diplomato della mia famiglia. Mia madre, mio padre, i miei nonni, i miei bisnonni, i miei trisnonni e così via erano e sono analfabeti. La mia è sempre stata una famiglia di migranti  e di contadini: pecore, cavalli, cammelli, asini , galline. E tutti quei periodi di transumanza che non ho subìto, ma che mi sono sempre  stati raccontati. Sicuramente la mia vita sarebbe stata totalmente diversa,  se il mio futuro fosse stato il Marocco. Ho rotto una tradizione che dura da secoli e forse l’ho rotta in tutti i sensi. Insomma… Arabo, gay, agnostico, radicale e ora aggiungo alla lista…DIPLOMATO. Mi vorrebbero pompiere, ma sono incendiario. Un percorso non semplice, anzi, ricco di insidie.

Ho  dovuto  superare più di un confine: quello della lingua, imparata guardando i cartoni animati, quando all’età di tre anni giunsi da quel polveroso Marocco, in Italia. Creare una giusta frontiera fra ciò che è il mondo arabo e l’educazione islamica  che ho ricevuto e ciò che è il mondo occidentale e l’italianità. Superare la linea dell’odio per se stessi e accettarsi per  quello che si è: arabo e omosessuale. Tenere le porte sempre aperte, verso il futuro.

Costruirsi man mano , nel dubbio, a testa alta.

Devo molto alle persone che ho conosciuto nel mio percorso, ai miei amici e ai miei professori. Ma devo molto anche a me stesso.  Resistere serve.

Il mio diploma non è qualcosa di comune, o meglio si, sono uno fra i tanti diplomati, ma quel pezzo di carta è la rappresentazione fisica e mentale di una rottura netta verso  i miti, verso una cultura popolare che mi vorrebbe diverso, verso una società che ha subíto il mio di  cambiamento e non il contrario e verso la tradizione secolare dell’immobilismo.

Sono probabilmente, uno dei tanti figli dei figli della seconda generazione ad  aver imposto questo cambiamento e questo mi riempie di gioia e di speranza.

Mi sento famelico. Incessantemente ingordo verso tutto ciò che ha la  forma di un libro,  verso tutto ciò che  ha la pesantezza e la leggerezza di un viaggio e la sonorità di una canzone.

Spero di aggiungere alla  lista altre voci, che ora non compaiono,  ma che litigano fra loro, dentro me, continuamente. Spero che questa voce, sia al più preso l’università.

E’ il mio anno, lo spero tanto.
Anes C.

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