L’OPPORTUNITà CHE TI CAMBIA LA VITA: ERASMUS!

Oggi vi parlo di un argomento che sicuramente attirerà l’attenzione di tutti quei giovani universitari, come me, sognatori, curiosi, amanti del viaggio, della scoperta e delle novità: l’Erasmus. Ebbene, per chi non lo sapesse, ERASMUS è un acronimo che riassume ‘’European Region Action Scheme for the Mobility of University Students’’, ovvero un programma di mobilità studentesca creato dalla nostra amata Unione Europea, con l’intento proprio di permettere a noi giovani studenti universitari di soggiornare per un periodo più o meno lungo, da 3 a 12 mesi, in un’università straniera. Pensate che tale fenomeno ‘’culturale’’ ha avuto un tale impatto da parlare addirittura di  Generazione Erasmus o Generazione Europea!! Vi spaventerà sapere che solo l’anno scorso tra volontari, tirocinanti e professori, sono partiti quasi 60000 persone. Perbacco!
Sempre più ragazzi universitari prendono parte a questo meraviglioso progetto per diversi motivi, che spaziano dall’indipendenza, (insomma, noi italiani amiamo tanto la mamma, ma bisogna dirlo, ogni tanto è meglio andare fuori di casa); dalla scoperta di una nuova terra e cultura, dal desiderio di espandere i propri orizzonti e da chi semplicemente vuole partire. Insomma, come dice T.S. Eliot: ‘’Non smetteremo di esplorare’’. E cosi, una sera, dopo averlo tanto aspettato, ti ritrovi a compilare i moduli per partire per il tuo Erasmus. La meta: Germania. Pensi alla città più adatta: Monaco? Amburgo? Francoforte? Berlino? (è spettacolare, ma l’hai vista troppe volte. Vuoi vedere qualcosa di nuovo e di diverso.) e cosi eccoti a scrivere Colonia come prima scelta. Qualche settimana dopo, ricevi la graduatoria. Ce l’hai fatta. Partirai a settembre e starai lontano da casa sei mesi. Gride di gioia, di felicità, ma in fondo un po’ hai paura. Dopo due anni a Venezia, dovrai ricominciare in un’altra città, straniera questa volta, con una lingua che non è tua, ma sei decisa e pronta a partire. Gli ostacoli si possono sempre superare, così come questi timori. E così ti ritrovi a compilare mille scartoffie burocratiche, a fare giri per uffici, prima la coordinatrice, poi il Learning Agreement, poi l’ufficio Erasmus, poi, alla fine di tutto ciò, ti ritrovi una sera a preparare tutti i bagagli. Ti giri e rigiri; non sai che mettere. Per una donna, preparare una valigia, rimarrà sempre e comunque la grande sfida del secolo. Ma alla fine il grande giorno è arrivato: il momento di partire. Un po’ ti batte il cuore. Un nodo ti stringe la gola, mentre saluti casa e pensi che non la rivedrai per un po’. Tutto sta accadendo, ma comunque, non puoi immaginare che ti aspetterà. Anche se sei studentessa fuori sede e quindi sei ‘’abituata’’ a non vedere mamma e papà, sai che questa esperienza sarà in qualche modo diversa. E’ arrivato quel momento: il momento di mettersi alla prova in tutto e per tutto. Un’altra città. Un’altra lingua. Un’altra nazione.
Il mio inizio di avventura è comunque diverso. Non sono partita in aereo, ma i miei, anche loro grandi viaggiatori, mi hanno voluto inseguire in questa avventura fino a Köln. E così, dopo avermi lasciato nel mio appartamento, ci salutiamo, per l’ultima volta. Mamma e Papà ti stringono forte a loro e ti dicono di stare attenta, ma di goderti comunque quest’avventura. E così, rimani un attimo sola in quella casa, in quella stanza. I primi giorni sono come sempre difficili. Ti devi ambientare, conoscere la città, sforzare di parlare un’altra lingua anche se la studi da anni, ormai. Ma sei carica, pronta per questa avventura, e così esci ed esplori i dintorni, il centro, i locali. Ti rechi in università, presenti le carte e pensi che non sei più a Venezia. Tutto è nuovo.
Grazie a ESN, (un’organizzazione no-profit che supporta gli studenti internazionale organizzando eventi e attività, volte a integrare lo studente nell’ambito universitario) inizi a conoscere altri studenti Erasmus provenienti da tutta Europa e da tutto il mondo: spagnoli e italiani in stragrande maggioranza (ohi, ragazzi, siamo ovunque), cinesi, turchi, giapponesi, giordani, francesi, svedesi, norvegesi, canadesi, australiani, inglesi, ungheresi. Insomma, abbiamo tutte le salse possibili. Alcuni hanno nomi che fatichi a pronunciarli correttamente, altri li dimentichi subito, per quanto sei stordita. La cosa che mi sorprende di più è questa tendenza dei cinesi di occidentalizzare il loro nome. Una mia amica da Ting ha deciso di chiamarsi Natascha, ‘’perché è più facile da pronunciare’’. Iniziano le feste, le cene internazionali, le notti piccole, i caffè all’università. Per quanto possiate abituarvi, più per sopravvivenza che altro, il caffè dei tedeschi rimane sempre e comunque un colpo allo stomaco. Qualcosa di imbevibile. E vi prego, cari tedeschi, cercate di capire che il cappuccino si beve solo ed esclusivamente a colazione. Commette un crimine e uccidete un italiano ogni volta che lo ordinate alle 16!!

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In ogni caso, pian piano ti ambienti, ma purtroppo questa città così grigia, così cupa, piovosa, cosi spenta, non la senti tua. Ti ricorda Milano e diciamo che non è nella top-ten delle tue città preferite. Sei abituata al calore italiano, in tutti sensi, il sole che batte sul viso, la vivacità delle persone, il fervore della città, il continuo movimento di Venezia, i mille turisti e Köln è l’esatto opposto. Insomma, per non aver fatto vincere, per ben due volte, i tedeschi a ‘’conquistiamo il mondo’’ e per non averci fatto andare in semifinale agli europei, tanto simpatici non devono essere. Ovviamente, non bisogna mai generalizzare, del resto ‘’tutto il mondo è paese’’, ma non so come né perché, in questa città i tedeschi sono molto più riservati del solito, più sulle loro. Partiamo dal presupposto che fare amicizia con un tedesco, equivale alla scalata del monte Everest, qui sembra quasi impossibile, addirittura. Sono stata a cene con tedeschi, ho vissuto con un tedesco per sei mesi, ma nulla da fare. Sono veramente molto riservati e a volte quasi scontrosi, salvo qualche rara eccezione. Comunque, per quanto i tedeschi non siano il popolo più simpatico e felice del mondo, sicuramente sono bravi a investire nelle università e a finanziare gli studenti universitari. In Germania, la tassa universitaria si paga a semestre, e corrisponde a circa 250 euro, e la cosa più sorprendente è che sono inclusi tutti i trasporti pubblici nel tuo Bundesland. Quindi, per me, che ero nella Nordrhein-Westfalen, è stato uno spasso. Città da visitare ce ne sono e treni per raggiungerle altrettanto. E cosi, viaggiare diventa irresistibile. Ad ogni occasione dici di sì. In fondo, appartieni alla Generazione Erasmus, quei ragazzi che partono con lo zaino in spalla, pochi soldi in tasca e tanta voglia di conoscere il mondo. E cosi eccoti: Düsseldorf, Aachen, Essen, Bonn. Improvvisi poi i viaggi a Maastricht, Bruxelles, Amsterdam. Consigliatissimi i servizi di Flixbus e Megabus. Spendi poco e viaggi tanto!!
Sono abituata a viaggiare fin da piccola, America, Spagna, Francia, Bulgaria, Polonia, ma nonostante i chilometri e le città viste, pensi: ma quanto è bella la nostra terra, con tutta onestà!
Sapevi che avresti viaggiato, scoperto un’altra realtà, avresti conosciuto migliaia di persone, vissuto un sacco di esperienze, trovato dei difetti nei tedeschi, ma una cosa non l’avresti mai pensata: di trovare l’amore proprio in Erasmus. Una sera, ti aspettano in un locale amici francesi, italiani e spagnoli e lui è proprio a quel tavolo. Occhi azzurri. Capelli castani. Innamorarsi è inevitabile. Quindi, una figlia di una Bulgara, nata a Bergamo, che si sposta a Venezia per l’università e va in Erasmus a Köln, finisce per innamorarsi di un ragazzo di Napoli? Ebbene si, dovevo andare fino in Germania.
L’Erasmus ti fa comunque dono di tanti regali e uno di questi è che vuoi vivere tutto a pieno, e ci riesci, perché in fondo sai che quei momenti non torneranno e devi approfittarne qui e ora. E, quindi, ti godi ogni momento con il tuo ragazzo e inizi una relazione che porti avanti tutt’ora, (incrociate le dita, potrebbe essere quello giusto. Si dice che l’Erasmus porti anche l’amore. In 25 anni di programma infatti sarebbero nati ben un milione di bambini da tutte le coppie Erasmus). Viaggi; esplori, non ti fermi, ti godi la città, l’università; cerchi comunque di sopportare quei lati dei tedeschi  che proprio non sopporti, cerchi di abituarti alla pioggia quotidiana, (ma lì proprio non ce la fai); cresci, maturi, condividi emozioni con un sacco di persone che diventano amiche, chi più stretto e più intimo (mi aspettano un viaggio a Shanghai, a Madrid, a Istanbul e a Stoccolma, per il momento).

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L’Erasmus ti regala occhi nuovi, nuove prospettive; ti apre un mondo nuovo. Quando parti sei pieno di aspettative, di sogni, di speranza. Tutto è nuovo, diverso. Le persone ti sembrano tutte speciali, l’università perfetta, il divertimento inarrivabile. Vedi tutto con  dei nuovi occhi. Quando, poi, ritorni, capisci che la città in cui vivi, ha una sua bellezza unica e ancora tanti scorci da scoprire e che anche la tua università ha i suoi pregi. Vivere all’estero allarga i tuoi orizzonti e ti insegna ad apprezzare ulteriormente quello che hai già e ti sprona a raggiungere quello che ancora non hai. Inoltre, l’Erasmus non è solo divertimento, per molti è la prima prova di vita autonoma, lontano da casa, senza genitori. Vivo da sola da tre anni, ma so cosa si prova quando firmi il primo contratto di casa, è una sensazione unica. Ti assumi più responsabilità e impari a crescere, scopri certi tuoi limiti e superi altre paure. Cresci e cambi. L’Erasmus è un’esperienza unica e imparagonabile.
Quindi, ragazzi, viaggiatori, giovani,  scoprite il mondo. Non state sul divano. La vita è proprio là, fuori, che vi aspetta. Preparate lo zaino e andate. Non siate timorosi, non esitate, non saprete mai che troverete: un amore folle, un’amicizia inaspettata, la città che chiamerete casa per il resto della vostra vita! Un’esperienza unica.

Isabel

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