NERUDA; Perchè amarlo

Oggi ricorre il 112° anniversario della nascita del magnifico poeta e scrittore cileno, Pablo Neruda.
Amo la lingua spagnola quindi non posso non essermi innamorata della letteratura ispano-americana. Potevo rimanere insensibile alle poesie di Pablo Neruda? IMPOSSIBILE! Questo poeta ti prende l’anima, i suoi versi fanno sognare, le sue parole sono come un pennello che scorre sulla tela mescolando i colori magnificamente. Un semplice attimo di quotidianità sotto la sua penna diventa poesia pura.  Quando ci si imbatte nei suoi versi si ha la sensazione di essere catapultati nella pagina e di vivere le emozioni che vuole trasmettere.
Ecco un frammento di descrizione del bosco cileno:

“Un burrone; sul fondo, l’acqua trasparente scorre sul gradino e il diaspro…una farfalla pura come il limone vola, danzando tra l’acqua e la luce…al mio fianco con le loro testoline gialle mi salutano le infinite calceolarie…in alto, come gocce arteriali della selva magica oscillano vibrando i copihue rossi…il copihue rosso è il fiore del sangue, il copihue bianco è il fiore della neve…in un tremito di foglie la velocità di una volpe ha attraversato il silenzio…”
Del momento della trebbiatura in una calda giornata estiva scriveva:

“C’era un sole splendido e l’aria era un diamante silvestre che faceva brillare le montagne. La trebbiatura è una festa d’oro. La paglia gialla si accumula in montagne dorate; tutto è chiasso ed attività; sacchi che corrono e si riempiono, donne che cucinano; cavalli che si imbizzarriscono, cani che abbaiano.”
Avevo 15 anni quando mi imbattei in qualche verso di questo premio Nobel cileno. Strano a dirsi, successe fra i banchi di scuola! La scuola non è solo noia, come molto spesso lo è stato per me, a volte capita anche di provare interesse per qualcosa che viene proposto fra i libri scolastici. Quel giorno leggemmo un brano tratto dalle memorie di Neruda “Confesso che ho vissuto”. Pur non essendo un’amante della poesia, rimasi così colpita ed estasiata che tornata a casa mi chiesi se fra i tanti libri nella mia libreria ci fosse anche quello. Meraviglia, lo trovai! Lo presi fra le mani e mi immersi immediatamente nella lettura, dimenticandomi di tutto il resto. Questi sono gli effetti collaterali provocati dalla lettura di Neruda.
Pablo Neruda cominciò la sua carriera di scrittore molto presto. Pubblicò il suo primo libro a soli di 19 anni. Ben presto entrò in politica ricevendo numerosi incarichi diplomatici, nonostante ciò, non abbandonò il mondo della letteratura e soprattutto della poesia. Le sue idee comuniste lo condannarono all’esilio dal suo Cile. Nonostante abbia vissuto in diversi paesi, rimase sempre legato alla sua terra d’origine. I versi seguenti descrivono la sua nostalgia:

“Penso che l’uomo debba vivere nella sua patria e credo che lo sradicamento degli esseri umani sia una frustrazione che in un modo o nell’altro offusca la chiarezza dell’anima. Io non posso vivere che nella mia terra; non posso vivere senza mettere in essa piedi, mani, orecchie, senza sentire la circolazione delle sue acque e delle sue ombre, senza sentire come le mie radici cercano nelle sue zolle le sostanze materne.”

Serena

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