L’America silenziosa di Hopper in mostra a Bologna

Sono le 7:30 di martedì 28 giugno, Veronica mi scrive che fra qualche ora mi raggiungerà e io sono pronta per accogliere la mia amica a braccia aperte e farle conoscere la mia Bologna.Mi rintano, per l’afa e per l’attesa, alla feltrinelli e mi perdo tra scaffali e libri tanto da perdere la cognizione del tempo. Infatti la mia amica mi chiama, è già in stazione. Due indicazioni sbrigative e mi precipito fuori. Ci incontriamo a metà strada, sotto i portici, quasi come in un film.

Ma ormai è mezzogiorno e lo stomaco di entrambe comincia a brontolare, l’idea migliore e quella di gustarsi un bel tagliare di salumi nella “grassa” Bologna. E così è. Il pranzo è epocale, buono e divertente, tanto da far fatica ad alzarci dal tavolo. Ma l’obiettivo è un altro.
Così ci rechiamo verso Palazzo Fava, dove al momento si tiene una mostra del pittore del silenzio, Edward Hopper. Ma chi è e perchè porta questo appellativo?
Hopper è un pittore statunitense vissuto a cavallo tra i due secoli scorsi (1882-1967)
Fu un talento fin da piccolissimo, tanto che i suoi genitori lo iscrissero ad una scuola d’arte, non appena ebbe l’età. Il favoloso motto “impara l’arte e mettila da parte” non se lo sarà di certo sentito dire insomma! Hopper è un uomo di mondo, viaggia tantissimo: Parigi in cui soggiorna, Londra, Berlino, Bruxelles e la Spagna. Di Parigi dirà di non aver mai frequentato i cafè letterari e di non aver mai sentito parlare di Picasso. La sua pittura viveva negli angoli dove la solitudine si nascondeva, dove poteva catturare l’essenza dello sconforto umano, anche quando non vi erano affatto persone. Tornato nella sua America, Hopper, avvicinatosi incredibilmente all’impressionismo, abbandona lo stile definito europeo per creare uno stile prettamente americano. Dipinge soggetti e ambienti della quotidianità; dalle stazioni di servizio alle zone urbane di New York, prediligendo soprattutto interni di alberghi e bar. La solitudine è un elemento cardine, lo dimostrano le donne che ritrae. Il tempo sembra essersi fermato nelle sue pennellate, immobile. Un equilibrista solitario che potrebbe sembrare un narratore di storie da inventare o un mago del tempo, dello spazio, e della luce. E del silenzio, appunto. Basta guardare attentamente un suo dipinto per immergersi in quell’attesa, in quel rumore muto dove sembra essersi fermata la lancetta dei secondi.

Arte e personalità vanno di pari passo e noi che osserviamo queste opere non possiamo che esserne assolutamente affascinate, catturate. Edward Hopper, che non a caso è definito il precursore di un certo tipo di fotografia e cinema, riesce a raccontarci la storia di un’America che sogna, sì, ma immersa nella sua landa infinita di solitudine.
Edward Hopper è un viaggio.

Ed un bel viaggio è quello che vi proponiamo! Saltate su un treno, o su quello che volete, diretti a Bologna ed immergetevi nella luce di questo artista!
La mostra è aperta fino al 24 luglio a Palazzo Fava. Ma prima dedicatevi un bel tagliere di salumi e un giro per la città!!

Serena

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