BREXIT; lo scontro non è solo tra Gran Bretagna ed Europa

Negli ultimi giorni il nostro continente ha subìto un enorme colpo che potrebbe profondamente cambiare il corso della storia. No, raga’, gli alieni non sono ancora atterrati e non è nemmeno arrivato ET (mannaggia a me). Non è scoppiata una guerra, non ancora almeno e no, non si è formato un Quarto Reich. Ma allora che diamine è successo? La Brexit, ovviamente!

Potreste rimanere sorpresi, forse, ma alcuni miei coetanei e non, fino a qualche giorno fa non sapevano nemmeno cosa fosse. Ma, infatti, che cos’è? Molti penseranno: ‘’Oh che palle, la solita menata politica. Smetto di leggere che è meglio’’. E, invece, dobbiamo cercare di capire le dinamiche e lo scenario che si potrebbero presentare, le conseguenze che noi Generazione Erasmus/ Generazione Europei  (Generazione che? Tranquilli parleremo anche di questo ma in un altro post) potremmo subìre e affrontare. Ma, soprattutto, importante è capire che cosa rappresenta la Brexit, non dal punto di vista politico perché altrimenti nessuno considera questo mio post, ma per noi giovani. Quando Steve Jobs (cito lui perché fa figo) ha esordito con ‘’Stay hungry, stay foolish’’ non ci invitava ad essere affamati, ad aprire il frigo di mammà e divorare tutto quello che ci troviamo; no, ci invitava a non perdere mai la curiosità di scoprire il mondo che ci circonda. E quindi, eccoci qui, ragazzi, accantoniamo l’ignoranza, studiamo, informiamoci e aggiorniamoci che il mondo è in continuo movimento e continua a cambiare. Bene, vista da una ventiduenne con alle spalle qualche esame di diritto internazionale, di relazioni internazionali e una quantità improponibile di esami di storia, (purtroppo, non sono ancora un’economista né un’internazionalista, quindi accontentatevi del mio umile parere ironico e sarcastico) la Brexit  non è solo l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea (Oh, finalmente avete capito di cosa stiamo parlando); ma può essere visto come l’ennesimo scontro generazionale. Ok, non saremo tornati al Sessantotto, ma i risultati sconcertanti, oserei dire, rivelano una spaccatura e un modo di vedere il mondo da parte dei giovani e dei ‘’meno giovani’’ in maniera troppo diversa.
Bene, qualche giorno fa in quel bel posto chiamato Gran Bretagna si è votato per decidere se rimanere o uscire dall’Unione Europea. Ma chi l’avrebbe mai detto che avrebbe vinto il ‘’LEAVE’’ e non il ‘’REMAIN’’? Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe emersa un Gran Bretagna spaccata, tra un ‘’REMAIN’’ dominante nell’Irlanda del Nord, in Scozia e nella nostra amata London e un ‘’LEAVE’’ vincente invece nella provincia, nella periferia e nelle contee? Chi l’avrebbe mai detto che i giovani si sarebbero mobilitati per firmare una petizione a favore di un nuovo referendum per rimanere dentro l’Unione Europea perché, cito le parole di certi coetanei inglesi, ‘’il voto dei cinquantenni non conta nulla’’? Chi l’avrebbe mai detto che i giovani, noi che spesso veniamo considerati menefreghisti, passivi ed egoisti, si sarebbero mobilitati così tanto per far valere  le proprie idee, ansie, paure e preoccupazioni? Ma poi, perché tutta sta ansia, vi starete chiedendo?

Facciamo un breve excursus storico. Nel 1992, grazie ai Trattati di Maastricht, nasce quella che oggi si chiama Unione Europea, (prima CEE), ovvero un’unione politica ed economica con l’intento di garantire la circolazione di merci e persone, di mirare alla stabilità politica ed economica e alla sua crescita e di favorire lo sviluppo in tutti i settori, che spaziano da quello economico a quello scientifico. Wow, che storia!
Sicuramente, l’Unione Europea ha fatto flop su flop in certi settori, ma ha comunque ottenuto degli esiti brillanti in altri. Vi sareste mai immaginati di poter viaggiare, senza controlli e dogane, da uno stato all’altro trent’anni fa? Vi sareste mai immaginati di poter partire ed andare a vivere in un altro stato e ricominciare da zero come stanno facendo sempre più giovani? Vi sareste mai immaginati di poter fare l’Erasmus e frequentare l’università per un breve periodo in un altro stato? Bene, se non riuscite a immaginare un mondo simile, capirete ora alcune ansie e le preoccupazioni di certi giovani,  soprattutto i cervelli scappati e ‘’rifugiatisi’’ in quel di Londra. Ovviamente, lo scenario è un’incognita e non possiamo prevedere le azioni future. Possiamo solo attendere.
Molti giovani e mie coetanei temono che non avranno più la stessa possibilità di andare a studiare o persino a lavorare in Gran Bretagna; molti temono che verranno adottate politiche severe e restrittive in merito all’immigrazione, come hanno fatto paesi come l’Australia; altri temono che verranno cacciati e saranno costretti a tornare nel loro paese di origine; e soprattutto gli inglesi, com’è stato confermato dalle manifestazioni recenti, temono di non poter godere degli stessi privilegi di cui hanno goduto fino ad ora. Essere europei significa per molti sentirsi più vicini ai propri coetanei che vivono in una società sempre più simile, che mira a garantire ampie possibilità di studio e lavoro; significa inoltre poter viaggiare più liberamente per conoscere ancora più da vicino la vita quotidiana, gli usi e le tradizioni degli altri Stati, quindi non solo gli scambi commerciali, ma anche culturali. In altre parole, essere europei significa favorire la reciproca conoscenza, le relazioni interpersonali e interculturali. Negli ultimi vent’anni si è infatti lavorato per offrire a noi, nuove generazioni, un continente libero e aperto, cercando di rispettare le reciproche differenze e diversità di vedute. Quindi, siamo noi, noi giovani europei, che abbiamo il dovere di contribuire a questo progetto di Europa unita, dal punto di vista commerciale, turistico, sociale, ecc.. Essere europei significa, in altre parole, unire nazioni diverse in un grande e unico agglomerato di eterogeneità. Quindi, per noi giovani, che siamo abituati a un’Europa senza frontiere e senza controlli, un’uscita da questa istituzione rappresenta una tragedia apocalittica, un passo indietro, una sorta di ‘’revival’’ storico e penso di parlare anche a nome degli giovani inglesi quando dico che questa non sarebbe la nostra Europa, quella che conosciamo noi. In ogni caso, l’attesa è ancora lunga per la Gran Bretagna. Il cambiamento per l’Unione Europea non sembra essere così prossimo, almeno finché non verrà applicato il fatidico articolo 50 del Trattato sull’Unione Europea, ovvero quello che prevede il recesso volontario, un divorzio, dall’Unione Europea. Intanto, siamo vicini all’Inghilterra che per ben due volte in una sola settimana ci ha confermato di non voler far parte dell’Europa e di noi Europei, nemmeno nel calcio, insomma. La Brexit deve proprio piacere.

E voi, ragazzi, giovani europei, che cosa ne pensate? Che ne pensate delle ansie dei giovani inglesi: infondate o esagerate? Possiamo parlare di uno scontro generazionale? Cos’è l’Europa per noi giovani? Lascio la parola a voi e mi raccomando, commentate numerosi! In Europe we trust, ah no, forse era In God we trust.

Isabel

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